da Il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2011

Disoccupazione giovanile al 29,3%


Ocse: “Essenziale varare riforme strutturali”

Un giovane su tre in Italia non ha un lavoro: è il dato più alto dal gennaio 2004, superiore di oltre otto punti percentuali rispetto alla media Ue. Insieme agli under 25, la categoria più in difficoltà è quella delle donne. Il popolo dei senza lavoro in Italia cresce vertiginosamente, viaggiando verso livelli record che ci allontanano sempre più dalla media Europea. Lo rivelano gli ultimi dati diffusi dall’Istat, che parlano di un tasso di disoccupazione arrivato, a settembre, all’8,3 per cento. Ma quello che è ancora più allarmante è la percentuale che riguarda il numero dei senza lavoro tra i giovani nella fascia di età 15-24 anni: a settembre è arrivata al 29,3%, rispetto al 28,0% rilevato in agosto. E’ il dato più alto da gennaio 2004. E vuol dire che quasi un ragazzo su tre non ha un impiego. Rispetto ad agosto, secondo l’istituto di statistica, ci sono complessivamente 86mila occupati in meno.

Insieme ai giovani, l’altra categoria in maggiore difficoltà è quella delle donne: la percentuale di lavoratrici è ferma a quota 46,1%, mentre le disoccupate sono il 9,7%. La differenza uomo – donna, però, si vede soprattutto guardando agli inattivi, cioè coloro che hanno anche smesso di cercarlo, un impiego: quasi una donna su due, il 48,9%, si trova in questa situazione.

Questi dati allontanano pesantemente il nostro Paese dalla media europea: la nostra disoccupazione è di 8,1 punti percentuali superiori a quella complessiva del Vecchio Continente, che si attesta al 21,4%. Per non parlare dell’impietoso confronto con i Paesi più virtuosi, come l’Austria – dove a non avere un lavoro è solo l’8% della popolazione – o il Lussemburgo, dove il dato si aggira attorno al 15%.

Preoccupa anche il fronte dell’inflazione. L’Istat ha rilevato infatti ad ottobre un tasso pari al 3,4%, contro la media del 3% nell’eurozona. Si tratta del record negativo dal 2008. E ad aggravare questa situazione, secondo l’Istat, sono stati anche i provvedimenti inseriti con l’ultimo aggiustamento della legge finanziaria, in particolar modo l’aumento di un punto percentuale dell’Iva.

A chiedere misure per “contrastare la disoccupazione e riequilibrare la domanda globale” è anche l’Ocse, secondo cui, senza un intervento politico complessivo capace di affrontare in maniera radicale la situazione, la crescita del Pil globale frenerà dal 5,2% del 2010, al +3,9% nel 2011 e a +3,8% nel 2012. Una timida ripresa, secondo le previsioni Ocse, ci sarà nel 2013, quando si attesterà a +4,6%. Un andamento simile, con una discesa nei prossimi due anni e leggera ripresa nel 2013, si avrà anche nell’area dei Paesi del G20. E’ questo in sintesi quanto si legge nell’Outlook che l’organizzazione ha preparato in vista del G20 di Cannes, in cui si stima, tra l’altro, che un deterioramento della situazione in Europa o negli Usa potrà determinare un calo del Pil fino al 5% in alcune delle maggiori economie Ocse entro la prima metà del 2013.

Ma l’Ocse ha anche indicato la via da seguire: è “essenziale”, anzi tutto, che i paesi del G20 varino le “riforme strutturali per aumentare la crescita potenziale” e che gli Stati dell’area euro “implementino pienamente e con decisione le misure annunciate lo scorso 26 ottobre” in modo tale da “assicurare alle banche un’appropriata capitalizzazione e finanziamenti”. Sono necessari il “consolidamento di bilancio e una crescita durevole”. Un invito dall’Ocse, poi, anche per le economie finanziariamente più forti, che dovrebbero “fornire aiuti aggiuntivi”.

Uno studio della Banca d'Italia, ripreso dal quotidiano La Repubblica dell'8 novembre 2011:

Disoccupazione nascosta

Secondo i dati raccolti dall'Istituto di statistica nel nostro Paese ci sono 2,7 milioni di persone che, pur essendo disponibili a lavorare, non cercano impiego (e quindi non sono classificati tra i disoccupati ufficiali, ndr). Un dato "triplo" rispetto a quello medio Ue, che si aggiunge ai 2,1 milioni di disoccupati (coloro che non hanno una occupazione ma la cercano attivamente). Pesa l'effetto scoraggiamento. Nel complesso, il 42% (circa 1,2 milioni) degli individui classificati tra gli inattivi che non cercano lavoro, ma sono disponibili, è convinto di non potere trovare un impiego perché troppo giovane o troppo vecchio, di non avere le professionalità richieste o perché ritiene non esistano occasioni di impiego nel mercato del lavoro locale. (La Repubblica, 10 novembre 2011).

A fronte dei 2,7 milioni di italiani che pur essendo disponibili a lavorare non cercano impiego, ce ne sono appena 309.000 in Francia (l’1,1% delle forze lavoro) e 530.000 in Germania (l’1,3% delle forze lavoro). Si avvicinano alla percentuale italiana soltanto la Bulgaria con l’8,3% di disponibili a lavorare che non effettuano alcuna ricerca e la Lettonia con l’8%.

La Repubblica 10 novembre:

La busta paga degli under 30.

La retribuzione media netta percepita nel terzo trimestre 2010 dai lavoratori dipendenti under 30. Sono escluse altre mensilità e voci accessorie percepite regolarmente, valori in euro (Fonte: La Repubblica, 26 novembre 2011).

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